La
distruzione della città romana di Peltuinum tra l'VIII
e il IX secolo d.C., dà vita ai numerosi e piccoli
centri della zona circostante: casali, vici, villae.
I diretti discendenti di Peltuinum saranno i Castelli di Prata,
San Nicandro e Tussio.
Non sappiamo con precisione come venisse denominato questo
insediamento all'origine: Il Chronicon Vulturnense riporta
un giudicato dell'anno 1021 tenuto a Campiliano (diocesi di
Valva) il quale riconosce beni e possedimenti al Monastero
di S.Vincenzo al Volturno tra cui quelli de "Peltino"
... "et de Villa S. Pauli". L'esistenza, sul pendio
di questo colle, di un insediamento stabile, organizzato ed
autonomo (infatti possiede una propia chiesa) risulta da una
Bolla corografica del 1112 del Papa Pasquale II, il quale
nomina: "Ecclesiam Sancte Marie in Ancedonia" (Celidonio).
Nella bolla del 25 Marzo 1138 al Vescovo Dodone di Valva (attuale
Corfinio), il Papa Innocenzo II elenca tra i possedimenti
di quella Diocesi: "Ecllesiam S. Marie et S. Pauli in
Ansedonia".
Nel 1360, ci informa l'Antinori, era considerata insieme con
S.Nicandro, "ultima terra" della Diocesi di Valva.
Mentre nel 1389, dice ancora l'Antinori, apparteneva alla
Diocesi Aquilana, come risulta da un documento che menziona
un certo Angelo Abate secolare di S.Paolo a Peltino della
Diocesi Aquilana.
Neanche la "taxatio" di Carlo I D'Angiò nel
1269 nomina Prata, ma genericamente la "terra Sinitiensis
et Tussi" che pagava una tassa di trenta once d'oro.
C. Franchi, però ci informa che "i casali della
terra Siniziense comprendevano i casali di Sinizzo, Leporanica,
Prata, S. Demetrio". Anche l'Antinori avanza l'ipotesi
sulla denominazione: "Da contratto del 1301 si annunciano
in Leporanica i beni di Pietro, di Paolo, della villa di S.
Paolo (Villa S. Pauli), e pare così denominata Prata".
La denominazione "Villa Prate" appare per la prima
voltanella numerazione dei fuochi del 1508 (A. De Matteis).
Nel 1173 Prata, popolato da circa 48 famiglie, era feudo dei
Domini Sinicienses insieme a Leporanica e San Demetrio, (Antinori).
Dalla seconda metà del XIV sec. a quasi tutto il XV
sec., Prata risulta possedimento degli Orsini, Conti di Manoppello.
Nel 1529 fu assegnata, dal Principe Filiberto D'Orange, al
capitano spagnolo Miguel de Betrian: dall'occupazione spagnola
fino al XIX sec. è feudo dei Carosa, Del Pezzo, Quinzi,
Nardis, Camponeschi.
Dopo l'abolizione dei feudi baronali per decreto napoleonico
(1805), Prata è costituita sede di Comune con le due
frazioni di Tussio e San Nicandro fino ai giorni nostri.

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