Le sue rovine
biancheggiano ancora tra le xxxxxxxxxx arborea che ammanta
la sommità della modesta altura che sovrasta da sud-est
l'abitato di San Nicandro, si tratta di una torre murata.
Le sue origini risalgono all'epoca dell'incastellamento all'orchè
le popolazioni dei tanti piccoli nuclei abitati sparsi per
la piana, sotto la minaccia di pericoli incombenti, cercarono
maggiore sicurezza sui rilievi predisposti alla difesa. Leporanica
concorse alla fondazione della città di L'Aquila ed
è segnalata sotto la dizione di "Terra Sinitientis
et Fusculine" comprensive di più centri abitati.
Tra le rocche e i castelli che nel 1424 Braccio Fortebraccio
assalì nel contado Aquilano c'è anche il castello
di Leporanica, la cui posizione si presentava però
pressochè imprendibile tanto da indurre le sue soldatesche
a darsi alla devastazione dei campi e delle ville circostanti
fino a quando gli abitanti, costretti dall'alto del castello
ad assistere impotenti agli atti vandalici e alle distruzioni,
si indussero ad aprire le porte, trattando col nemico, per
scongiurare guai peggiori. Nella seconda metà del '400
l'endemia di peste inflisse il colpo di grazia alla precaria
condizione demografica di Leporanica, il cui destino fù
così segnato, avviandosi alla rovina fino alla xxxxxxxxxx
mentre nella piana si sviluppava la piccola villa di San Nicandro.
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