Sabatino Tarquini nasce a Prata D’Ansidonia il 4 febbraio 1889.
Il nome odierno di Ansedonia, sostiene il Prof. Alessandro Clementi, sembra derivare dalla funzione degli anseri che a Peltuinum facevano registrazioni scripturarie delle greggi.
E con Peltuinum Prata D’Ansidonia mantiene un legame diretto e naturale.
I suoi ruderi imponenti della cinta muraria che inglobano un teatro di vaste proporzioni ed un tempio dedicato ad Apollo, oltre che testimoniare antichi splendori, hanno segnato la direzione privilegiata che ha connotato il percorso artistico di S. Tarquini verso il mondo classico.
“Tarquini amava la classicità, ma in lui c’era anche una vena romantica e nello stesso tempo era anche realista. Restava affascinato dagli aspetti mitologici della classicità di cui amava lo stile antico che ne animava le forme e che egli recuperava perché rappresentavano la semplicità dell’espressione e del sentimento”.
L’esaltazione per il mondo greco, come metafora laica della vita intesa nella sua ricchezza umana in uno con la natura.
Uomo dal “carattere di silenzioso lavoratore”, “quasi misantropo e silenzioso, dalla parola non facile anzi stentata...... silenzioso e buono”.
Il figlio Eschilo dice del padre che aveva “una sua innaturale avversione o impenetrabilità per tutto ciò che rappresentava il potere costituito. In fondo, seppure inconsapevolmente, aveva un animo anarchico”.
Sabatino Tarquini si era formato alla scuola di Teofilo Patini, ammirato maestro, che lo considerava fra i più stimati.
“Spatola, mazzuolo e pastello; cultura, fantasia e passione formano l’arte di Sabatino Tarquini, del quale, il robusto e vigoroso fisico, la padronanza dell’anatomia, l’amore per il bello classico e la poliforme attività artistica, lo portano ad essere il vero ed ardente seguace dell’autore della Gioconda” ( G. Rosa, Figure di artisti abruzzesi).
Dell’Arte egli stesso dice che “pur nella varietà delle forme, è e resta una, e l’unica sua sorgente è il Genio artistico. Le Arti si plasmano a vicenda attraverso l’impronta di se stesse e le varie sensazioni degli artisti”.
“Nobiltà e carattere, impronta di verace accento naturalistico, sentimento vivo nella naturalezza dell’espressione, atteggiamento spontaneo, animazione, ecco il portento dell’opera, che rivela un’esecuzione delicatissima, una modellatura varia, un disegno sicuro, agile, libero”(C. Catalano, Figure d’artisti abruzzesi).
“Un artista...che nei suoi lavori contempera in guisa singolare l’ansia del nuovo col religioso amore pel passato immortale...Michelangelo lo sbalordì; gli ridette la sensazione delle rocce terribili..ma la statuaria ellenica ricompose man mano i suoi spiriti atterriti, e dalla forza del titano del rinascimento, alla grazia degli antichi artefici, egli pensò di poter trarre lena e ardimento per i suoi lavori” (Ettore Moschino, Un giovane artista aquilano).
Egli è “il signore più autentico ed eletto della romanità... Nei bassorilievi...è il fasto imponente...è la somma poderosa della concezione, è la linea che snella si snoda flessuosa, è l’agilità della tecnica che culmina leggiadra nell’armonia del disegno, è la latinità, che risorge irresistibile” (Camillo Catalano).
Muore a Roma il 18.09.1981 all’età di 91 anni.
“Il volo dei rapaci falchi e qualche volta quello più maestoso delle aquile intorno al Castello Camponeschi o tra i ruderi di Peltuinum” ha disegnato gli spazi eccelsi della sua arte: armonia sovrana delle forme eterne della natura, purezza incomparabile dei sentimenti.
|