Comune di Prata D'Ansidonia
 
 
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Tussio
San Nicandro

 

   
 
Logo di Sabatino TarquiniSabatino Tarquini
(1889 -1981)


BIOGRAFIA DI UN ARTISTA
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Alla gloria antepose la famiglia,
l’amore alla ricchezza

Se vi sarà giammai che sappia misurare
quanto profondo sia l’azzurro di quegli occhi,
sapremo quanto vale, ma non sapremo mai
il prezzo dell’amore.

Conobbe dagli uccelli,
nell’infanzia a Prata,
la libertà di volo…. e di pensiero.
Ed il ritorno al nido.

Le palpitanti mura all’Ansidonia,
le torri sbieche del castello,
la sinuosità dei monti
nel cielo intriso di gorgheggi,
la libertà di forme, l’armonia.

Voci, pensieri, suoni,
lo sguardo nella mano
a contemplare l’arte.
Nella pietra, nel legno, nell’argilla.

E ancora giovinetto,
il sogno di Parigi, l’ebbrezza della meta,
le vanità appagate.

Ma nella grande sfera del cinico presente
vide un futuro pallido, morente,
onda montante di lusinghe e pene.

Uno scrosciare d’ali
lo ricondusse a casa.

Senza voltarsi, con febbrile intento,
come il nido agli uccelli il vento
minaccia e culla
tra le foglie, lassù,
dall’esile rametto
che indietreggiando ingrossa
fino a legarsi al tronco
e questi alle radici degli antichi padri e del costume,
con la famiglia implume mis’argine alla piena.

Umile a chinarsi in parsimonia
usando e ricercando
l’arte per mestiere e forme nuove.

Un volto che ti attende a sera
sofferente delle tue fatiche:
disegnandolo scolpì l’amore.

Ed assestando col mazzuolo i verbi
negli aforismi scolpì il pensiero.
E spinto d’Ansidonia a Roma
e percorrendo l’Ellade a ritroso,
risalì l’Olimpo, il Partendone e Giove,
tenendolo per mano,
lo condusse a Dio.
Luci, pensieri e canti,
lo sguardo nella mano
inimitabil’arte.
Ora egli è se stesso.
Pronto a capire e ignaro,
disperata ultima prova,
pur nell’incanto d’inviolata vetta,
se la compagna cade
si può spezzare il volo.

E nello schianto brucia
quel che di sé rimane.

Muto nel gelo di una mano vuota
nel dovere di vivere scolpisce
l’ultimo esempio ai suoi, a tutti i figli.

Lentamente alla fine,
camminando ricurvo tra i ciliegi,
obliquamente il sole,
che di qua si spegne,
di là dal monte è vivida aurora.